Vincenzo

Il commento di un gentile blogger mi ha suggerito qualche riflessione che, mi pare, meriti un… post.

 

Mi scrive Luigi:

Che il signor Vincenzo Moschella è il nipote del più celebre e variopinto Emilio è un particolare che non conoscevo e non mi meraviglia più di tanto. Leggo in un commento, nella sezione attualità di Atripalda News, dell’exploit elettorale che da perfetto sconosciuto ha avuto alle provinciali del 2009, beh adesso, si comincia a capire come sia stato possibile. Il ragazzo, in qualche commento, faidate, viene elogiato per gentilezza, impegno e serietà tanto che si spera in una futura candidatura “…nelle amministrative conta la persona e non il partito…”. Però, diamine: Udeur, Movimento Autonomista, Noi Sud e…; per l’età che ha è abbastanza o no? [...]

Che fa, signor Luigi, mi dimentica che Vincenzo è stato portavoce nel 2006-2007 di un secondo fantomatico circolo di ‘famiglia’ della Margherita? La cosa sembrò allora solo una iniziativa goliardica…, ad usum Aemilii, ma non fu affatto priva di conseguenze. Intanto, a norma di statuto, si rese necessaria l’elezione di un convenzione cittadina (della quale il giovanotto fece parte, come potrà verificare da una nota pubblicata 5 anni fa da Irpinianews).

Poco dopo, tra l’altro sul nome e le modalità di indicazione del Presidente della Convenzione predetta, precipitò la diaspora dei Civitas (Acerra, Alvino, Foschi, Mastroberardino, Penza, Troisi, mentre Laurenzanodoubleface era un po’ di qua e un po’ di là). E poi successe (ma non fu colpa di Vincenzo) quel che successe… e amen.

La aiuterebbe, immagino, sapere che il ‘regista’ più o meno occulto dell’intera operazione fu il malinconico nipote Peppino… Rileggere oggi i nomi dei protagonisti e del loro posizionamento in quella vicenda può forse tornare utile anche per interpretare il presente. Si, forse in quella occasione sbagliai a non farmi da parte. Ma lo feci per un estremo atto di lealtà. Non bastò, come era, peraltro, facilmente prevedibile.

P.S.: Sento dire, ma non sono in grado di confermarlo, che Vincenzo giri dalle parti dell’Udc… E magari riparte la giostra…

Fin qui il commento… Ma le… cose, a quanto pare, girano pure più velocemente del previsto. E, per ora, non è facile dire dove andranno a fermarsi.

Ancora sulla Masi…

Letta pure la dichiarazione antiscippo del…vice ex protettore civile, non possiamo che essere vivamente preoccupati per la temuta sorte della scuola media “Raffaele Masi” di Atripalda. Oltre le lamentazioni minacciose e le dichiarazioni a futura memoria, rilanciate dal sempre sia lodato Cidèp, le chiamate alle armi e gli annunciati cortei (che come per Abellinum -si sa- lasciano il tempo che trovano…) sarebbe necessario conoscere quali iniziative di merito sono state assunte da sindaci ed assessori…per caso, quali percorsi amministrativi e politici avviati, attraverso quali autorevoli interventi ed in quali sedi.

L’impressione, purtroppo, è che, al solito, Aldùlk e compagnucci e compagnucce superstiti (sono rimasti in tre… indimenticabile Modugno…) arrivino fuori tempo massimo sulle questioni o al più facciano finta di indignarsi…invece di provvedere. E’ un ulteriore segnale di degrado del quale gli avanzi di una amministrazione (e di una presunta maggioranza allo sbando, centrosinistri e sellini compresi) si ostinano a non prendere atto. Le responsabilità sulla crisi della Masi sono note da tempo e riguardano sia la gestione dell’Istituto che il disinteresse amministrativo: ma ora non è il momento della ricerca delle responsabilità. Il sindaco promuova un’iniziativa del Consiglio Comunale, chieda il sostegno delle forze politiche, faccia sentire che la sua presenza al Palazzo di Città non è solo un’ostinata ed umorale impuntatura, un fatto personale, uno sfizio. In caso contrario tolga finalmente il disturbo, si scusi con la Città e…dopo aver spento la luce…tolga pure la spina.

Il bilancio…del sindaco

Anche il sindaco ha voluto, nell’ultima seduta consiliare presentare il suo bilancio. Quasi una presa di distanza (quantomeno ‘psicologica’) da quello ‘contabile’ che deve avergli dato, tra errori ed…’omissioni’, più di qualche dispiacere. Allora proviamo a riassumerlo questo bilancio ‘del sindaco’ che (per la disinvolta approssimazione e banalità dei contenuti) potrebbe persino strappare qualche sorriso, se non offrisse, invece, una plastica rappresentazione del disastro.
Allora Laurenzano ha “letto” (pratica che non gli deve essere evidentemente molto consueta) che la vita dell’Amministrazione è legata all’approvazione del Bilancio…ma poichè gli sta a cuore Atripalda, e nonostante l’acqua, come si sa, è poca (pardon: le risorse finanziarie sono limitate)…è riuscito (grazie ai suoi collaboratori…tecnici e …politici…) a trovare la quadra. E meno male…Poi, rabberciati i conti, finalmente si ricorda del ‘piano strategico’ e qui (anche semanticamente) tradisce incertezza e vuoto. Vediamo: Atripalda deve confrontarsi con la città capoluogo, questo piano ci obbligherà ad una pianificazione degli interventi…e miracolosamente questi doveri e questi obblighi, vissuti come una fastidiosa ed ingombrante ‘necessità‘, come per incanto, assicureranno ad Atripalda uno sviluppo…futuro”. E meno male ancora che le carenze più evidenti si sono registrate nella gestione del quotidiano e dell’ordinario”.
Signor sindaco e compagni assessori, e consiglieri tutti della maggioranza…è proprio così difficile rendersi conto della inconsistenza ‘strategica’ e ‘progettuale’ di siffatte fragili banalità?
Signor sindaco, fa bene a ringraziare l’opposizione che, per responsabilità istituzionale, o per generosità, o per …quieto vivere, le offre spesso una disponibilità ed un ‘sostegno’ che, accecato com’è da una inappropriata autostima, non riesce neppure a vedere.
Quando, finalmente, prenderà coscienza del marasma nel quale sta facendo scivolare la Città, forse potrà anche percepire la inconsistenza politica e gestionale del suo bilancio, ancora più fallimentare di quello fantasioso, con cui si illude di amministrare Atripalda.
Si procede, da molti mesi ormai, alla giornata (anzi, si sta malinconicamente fermi aspettando che passino le ore…). Tra rimpasti minacciati, revoche presunte, colpi di testa e colpi di sole…, quadriglie e giri di valtzer, burattini, burattinai e fate turchine, Atripalda aspetta, incredula, la nottata che deve passare. Nella democrazia presunta della sua incerta conduzione amministrativa (speculare al vuoto politico del sedicente partito democratico), riscatti i suoi errori e le sue insufficienze con un gesto di responsabilità e di coraggio…
ceranno, prevedibilmente, appena un attimo dopo, quando qualcuno (magari l’assessora “Annunziata Palladino, detta Nancy”) dovrà pure spiegare agli eletti funzioni, poteri, risorse e limiti del loro mandato. Quando tutti i cittadini di Alvanite scopriranno che il Comitato di quartiere non è in grado di offrire soluzioni ai problemi di Alvanite, forse si sentiranno un po’ presi per il naso e cominceranno ad aprire gli occhi e la discussione tornerà al punto in cui era stata sospesa. E finalmente si potrà cominciare a parlare, forse, di cose serie… e magari qualcuno allora si dovrà convincere che il professore La Sala, purtroppo, aveva ragione.

Ad Alvanite…

Mi auguro vivamente che in breve tempo potrà eleggersi il Comitato di quartiere di Alvanite. Non senza qualche preoccupazione, ma almeno con l’auspicio che -eletto, come che sia, un comitato, il 25 maggio si dice- finalmente si chiuda una pagina amministrativa poco entusiasmante.
Spiego brevemente perchè.
1. Innanzitutto la giunta in carica sarebbe stata tenuta a provvedere, a norma di regolamento, entro 60 giorni dal suo insediamento. Se non lo ha fatto avrà avuto le sue buone ragioni (che magari un giorno spiegherà).
2. Non sono tuttora chiaramente definiti compiti, funzioni, risorse del Comitato.
3. Se è il regolamento che non funziona, sindaco ed assessori hanno tutto il diritto di modificarlo, ma in Consiglio Comunale e nei modi di legge (e avrebbero avuto tutto il tempo per farlo).
Ma la questione, purtroppo, è assai più seria e complicata di come ce la raccontano e persino di come viene normalmente percepita. Se qualcuno si illude che possa bastare un cerotto (e qualche buona parola) si accomodi pure. L’impressione, ma vorrei dire la certezza, invece, è che per Alvanite ci vuole ben altro che una generica, per quanto comune, e beninteso necessaria, ‘volontà politica’. Ma se proprio non c’è altro (o c’è poco altro) avanti pure con il Comitato… e che San Pio ce la mandi buona.
Segnali positivi, negli ultimi mesi se ne sono visti pochini, anzi…L’amministrazione, tuttora in carica, ha respinto e banalizzato in malo modo, in una memorabile seduta consiliare, tutte le proposte formulate dall’opposizione per migliorare -attraverso concrete iniziative di medio e breve periodo- la ‘vivibilità‘ del quartiere, trincerandosi dietro una ridicola e supponente autosufficienza. Avevano previsto tutto, i Laurenzano boys, sapevano tutto, erano pronti a tutto…poi silenzio, fino alla convocazione unilaterale ed ufficiosa delle elezioni, il 18 maggio, data annunciata prima delle politiche ed utilizzata come una clava per qualche puerile speculazioncella di retro…bottega (ed ora ‘concordata’ per il 25 maggio).
Digerita a fatica la sconfitta…con qualche bottiglia di spumante, assessori e giunta si sono fatti improvvisamente un po’ più ‘ragionevoli’… cercando accordi dell’ultimora, e poi convocando una riunione ‘unitaria’ ad Alvanite. Ma continuano a non sentire ‘ragioni’. Il fatto è che appare a tutti chiaro come l’amministrazione Laurenzano sia sostanzialmente insufficiente ad affrontare una problematica complessa, specie se pretende di farlo assecondando umorali e mediocri pulsioni prive di una vera strategia, se si eccettua il tardivo e confuso coinvolgimento delle opposizioni (che ha tutta l’aria, per le incerte modalità con cui si realizza, di una fregatura bella e buona). Vedremo.
Ma, intanto, si registrano, in aggiunta alle già note emergenze ed ai risaputi disagi, preoccupanti segnali di insofferenza, che si manifestano anche nei pochi che sembrano sinceramente animati di buona volontà. Vorrei, sommessamente, invitare alla calma e soprattutto vorrei invitare a riflettere sui rischi ai quali si va incontro alimentando esagerate aaspettative verso un organismo privo sostanzialmente di funzioni e di poteri. Beninteso tutto quello che si fa per migliorare le condizioni di difficoltà, di disagio, di esclusione merita la massima attenzione ed il più convinto sostegno, ma iniziative frettolose e improvvisi ritorni di fiamma, rischiano di compromettere anche quel poco (ed è veramente poco) che si sta facendo.
Una piccola biblioteca (istituzionalizzando e sviluppando le iniziative già in atto), attività culturali e ricreative non occasionali, regolari attività di sostegno scolastico (d’intesa con gli istituti cittadini), una postazione telematica per il rilascio di certificazioni (una sorta di sportello unico per anagrafe, certificazione sanitaria, ecc.), un più attento e monitorato servizio di assistenza socio-sanitaria agli anziani, un circolo ricreativo, iniziative alle quali l’amministrazione locale dovrebbe fornire supporto tecnico e logistico: so bene che non sarebbero molto, ma tutte queste cose insieme, sostenute e realizzate con determinazione, sarebbero già qualcosa. Almeno potrebbero favorire una diffusa presa di coscienza sulla necessità di una rimodulazione complessiva dell’intera area, con interventi di tipo infrastrutturale ed urbanistico, che dovrebbero ridefinire l’insediamento degli alloggi popolari, in una delle zone più belle di Atripalda. Sarebbe uno sforzo immane, per il quale è necessario un impegno straordinario di risorse e di interventi, di uomini, idee e progetti innovativi sui quali non si è mai utilmente cimentata nessuna amministrazione, da dieci anni a questa parte, limitandosi a gestire, al più, la quotidianità del degrado edilizio (peraltro in modo disordinato e inefficace), di alloggi prematuramente alla fine della loro vita fisiologica.
Alleggerire la densità abitativa, destinando a nuove funzioni uno o più corpi di fabbrica, ridisegnare la viabilità, migliorare i servizi (in particolare la pubblica illuminazione e la cura delle aree verdi) ed i collegamenti; riformulare, se possibile, il bando di assegnazione alloggi in modo da scoraggiare occasionali trasferimenti che creano raffiche di turn over e costosi interventi di ripristino; garantire maggiore sicurezza, anche con la presenza full time della polizia locale (alla quale andrebbero forniti dotazione organica e mezzi più adeguati e moderni).
Non trascurerei, inoltre, la possibilità di trasferire gli anziani ed i diversamente abili (anche con gradualità) in alloggi liberi del centro cittadino, o eventualmente in una struttura ‘aperta’, ma assistita nei locali di proprietà comunale (ed ormai quasi abbandonati) del convento di San Pasquale. Sarebbe una destinazione di minore impatto di quella, che pure viene affacciata da qualche parte, di un centro regionale per il recupero della tossicodipendenza e dell’alcolismo.

Ecco questo avrei voluto dire, in una discussione pacata, agli amministratori ed ai cittadini di Alvanite.
Perchè il problema vero, inconsciamente rimosso, mi pare sia questo: è proprio un comitato di quartiere, quale che sia, che i cittadini di Alvanite vogliono? Se così fosse, bene! Non hanno che da recarsi alle urne il 18, il 25 maggio (o quando sarà) ed eleggere i propri rappresentanti.
I guai cominceranno, prevedibilmente, appena un attimo dopo, quando qualcuno (magari l’assessora “Annunziata Palladino, detta Nancy”) dovrà pure spiegare agli eletti funzioni, poteri, risorse e limiti del loro mandato. Quando tutti i cittadini di Alvanite scopriranno che il Comitato di quartiere non è in grado di offrire soluzioni ai problemi di Alvanite, forse si sentiranno un po’ presi per il naso e cominceranno ad aprire gli occhi e la discussione tornerà al punto in cui era stata sospesa. E finalmente si potrà cominciare a parlare, forse, di cose serie… e magari qualcuno allora si dovrà convincere che il professore La Sala, purtroppo, aveva ragione.

Operazione… De Gennaro

Pacco, contropacco e… contropaccotto. Dopo l’insonne Alberta di lotta, che ha versato fiumi di lacrime (di coccodrillo) e schierato a Pianodardine gli spargisale contro la monnezza, dopo il ‘compromesso’ di governo che ha destinato ‘temporaneamente’ a Pianodardine 20.000 balle (invece delle annunciate 42.000) in un’area allestita per centomila; dopo le omissioni e le approssimazioni sui numeri e sui quantitativi; dopo una transazione, sottoscritta a parole ed in attesa di una invocata ordinanza commissariale (carta canta….), proviamo a rimettere ordine nella intricata e maleolezzante matassa di …monnezza.
Innanzitutto con qualche sommessa domanda a chi sa.
Dov’era la presidentissima Alberta di governo, mentre a Pianodardine, da oltre due mesi, si realizzava la piattaforma per accogliere 100.000 ecoballe?
Dov’era la ‘pasionaria’ Alberta di lotta, mentre a Pustarza si cominciava a spendere qualche milione di euro per un nuovo sito di stoccaggio?
Dov’era la insonne Alberta, mentre De Gennaro ‘studiava’ una nuova megadiscarica da tre milioni di tonnellate sul Formicoso?
Quanto poi alla contrada Ischia… che ci si ostina ad indicare come ‘sito provinciale’ qualcuno ha almeno spiegato alla professoressa Alberta perchè si chiama così?
E ancora, chi e quando ha indicato al Commissariato di Governo l’area di Pianodardine?
Sono domande che si affacciano con inquietudine anche tra i sindaci della valle del Sabato, che un po’ si sentono strumentalizzati (e un po’ anche presi in giro) in questa tardiva chiamata alle armi (il sindaco di Montefredane Carmine Troncone, per esempio, che è in trincea da anni).
Invece Laurenzano, anima candida, ha temporaneamente abbandonato secchiello e paletta, ha imbracciato lo scudo e cinto l’elmetto…Gli è sfuggita, tuttavia, la singolare e non casuale sequenza delle date. Il 10 maggio scade il mandato del prefetto De Gennaro. E, proroga o non proroga (da trenta a sessanta giorni, si dice), gli impegni di oggi rischiano seriamente di essere o cancellati da una scrollata di spalle, o superati da nuove emergenze. Chi si sarebbe più occupato delle balle di Pianodardine? Mah! Laurenzano merita tutta la nostra comprensione… perchè si vede subito che non ha esperienza. Purtroppo -per quello che se ne sa- nemmeno troppo tempo e voglia di imparare… Per esempio che fine ha fatto il promesso sito di stoccaggio di C.da Palmoleta? Si è finalmente accorto che era costoso, insufficiente, sostanzialmente inutile? A che punto sono le pratiche di dissequestro dell’area di c.da Tufarole? Chi si occupa dei rifiuti speciali disseminati lungo tutte le arterie cittadine? Ha verificato la ‘qualità‘ del servizio ‘offerto’ a caro prezzo dall’Asa? Si è reso conto che, alla luce dei nuovi costi, e anche di qualche scelta improvvida e capricciosa, le tariffe dovranno -più o meno- raddoppiare? Quando si deciderà a comunicarlo ai cittadini?
Arriva notizia del sequestro della piattaforma di Pianodardine e di qualche avviso di garanzia. In poche ore erano state già stoccate nell’area Asi di Pianodardine, circa 3000 balle. Queste, ora, bene che vada, non ce le toglie proprio più nessuno… Povero De Gennaro…non solo non ha fatto il miracolo, ma -senza offesa- non ne è sembrato mai veramente all’altezza. Se ne occuperà Barbara Contini, mentre è vivamente auspicato il dimissionamento di Bassolino (per il quale è gia stata depositata in Senato una specifica mozione di sfiducia, con annesso decreto di scioglimento del Consiglio Regionale) e lo scioglimento dei consorzi (inutili moltiplicatori di carta). Per De Gennaro, ormai alla fine di un opaco e poco memorabile incarico commissariale, si propone, rispettosamente, l’avvio di una causa di beatificazione. Può darsi che funzioni.

Il Piano di zona sociale A/6…

Si è tenuto venerdì pomeriggio, presso la biblioteca comunale di Atripalda, preceduto da una tonante grancassa mediatica, un incontro di associazioni giovanili (e non) operanti nel Piano di zona sociale A/6.
Convocati intorno ad un tema suggestivo ed accattivante (Il sociale per i giovani), i rappresentanti delle associazioni hanno incontrato una ben più prevedibile e prosaica ‘sostanza’. Siamo qui per ascoltare…, i problemi sono tanti assai, l’acqua è…pochina, dateci qualche…idea, collaboriamo: insomma la solita (e magari persino sincera) geremiade di pochi, ben collaudati luoghi comuni, proposti con burocratica diligenza da qualche improvvisato…addetto ai lavori.
E meno male che tra i convenuti c’erano persone vere, con esperienze vere e da loro abbiamo ascoltato parole di verità ed anche, per fortuna, di speranza.
Una ragazza di Solofra, di luminoso presente, ha catturato l’interesse della platea con una storia (la sua) di sofferta emarginazione, ma anche di volontà, tenacia, voglia di ricominciare. Che ha detto? Due cose semplici semplici. La prima: se dovessimo combattere la droga e l’emarginazione con due (dico due) cineforum, staremmo freschi…ma se non c’è di meglio…cominciamo pure così. La seconda: Non ritenete che chi ha attraversarto il buio di un vissuto difficile (e ne è uscito, e magari ha anche studiato) potrebbe meglio di altri aiutare, sostenere chi è in condizioni di bisogno? In parole povere perchè sono chiamati ad occuparsene sempre ‘gli altri’, quelli che il disagio l’hanno conosciuto (seppure) solo sui libri di testo o in tivvù?
Mica facile rispondere…e infatti gli organizzatori, prigionieri delle loro burocratiche certezze, se ne sono guardati bene. Hanno sottolineato, applaudito, apprezzato…se ne riparlerà, naturalmente… siamo qui per ascoltare…, i problemi sono tanti assai, l’acqua è…pochina, collaboriamo…
è intervenuto il presidente della Misericordia di Serino, un giovane di Aiello a rappresentare gli ordinari disagi di un volontariato sempre più incerto sul proprio futuro e sempre più spesso fagocitato da un professionismo manageriale della …sofferenza, puntualissimo a cogliere tutte le…opportunità.
Nessun contributo è venuto dai giovani di Atripalda, presenti forse per ‘dovere d’ufficio’, ed evidentemente smaliziati abbastanza da preferire il silenzio.
Ah! Quasi dimenticavo: sindaco, assessori e delgati di Atripalda erano ovviamente assenti…giustificati. Avranno voluto evitare ogni imbarazzo agli illustri e graditi ospiti (Presidenti, direttori, responsabili a vario titolo) del Piano di zona. Che avrebbero dovuto spiegare la marginalità dei servizi offerti alla nostra città, la ragione per cui hanno scaricato sui nostri uffici la gestione del reddito di cittadinanza dell’intero comprensorio, e financo come e quando pensano di contribuire alle spese della sede sociale di via Belli (di proprietà comunale). Se ne riparlerà.

Solidarietà ai Carabinieri di Atripalda

Una scritta di pessimo gusto e di squallida volgarità apprendiamo dagli organi di stampa- compare nel campo sportivo di Atripalda. Al maresciallo Sirico ed ai carabinieri di Atripalda intendiamo esprimere solidarietà e vicinanza. Svolgono un compito difficile in una città difficile, nella quale il disagio si somma all’emarginazione, fino al teppismo ed alla criminalità. Evidentemente i carabinieri stanno facendo un buon lavoro. Avanti così.

Lettera aperta al sindaco Laurenzano

Pubblicata in Il Sabato, Ottopagine, Il Corriere, in Irpinianews.it e, per larghi stralci, in Buongiorno Irpinia (sabato, 6 ottobre 2007)

Proprio pazienti gli Atripaldesi -avrà pensato il dr. Laurenzano, sindaco -non ancora del tutto consapevole- della Città.
Così pazienti che si sarebbero accontentati di una pacca sulla spalla, di una ‘apparizione’ in Municipio, di qualche buona parola (se e quando si è di buonumore) et voila. Troppa fatica…ascoltare i cittadini. Tanto si ascoltano sempre le stesse cose. Se non sono gli ordinari disagi della manutenzione stradale, sarà l’erba che cresce maledettamente in fretta, o sarà l’acqua del fiume, che qualche volta è poca e qualche volta è troppa (e finisce che allaga i garage,via Appia e via Pianodardine). Più spesso, però, sono le ‘solite’ parole dignitose di povertà croniche, del lavoro che manca, della casa, dell’inquietudine dei giovani. Espressione di un quotidiano e straziante disagio che talvolta si manifesta in modo rabbioso e chi ha ragione -come accade spesso- finisce che passa dalla parte del torto.
Un convegno qui, due parole là, qualche intervista, ogni tanto, così…per darsi coraggio, e la vita amministrativa si trascina nell’inerzia e già nella rassegnazione di un’altra nottata che deve passare.
Confesso che ho provato anche tenerezza per il ‘famoso’ decreto di nomina della professoressa Noce, un provvedimento naif, contro ogni logica, ogni regola, ogni prassi, contro tutti e tutto… e ho visto solo un uomo solo, improvvisamente e disperatamente solo, bisognevole di aiuto, impacciato, diffidente, quasi inerme di fronte a problematiche e responsabilità delle quali solo oggi, con ingenua franchezza, pare prendere coscienza. E che perciò getta nella mischia le ultime risorse disponibili, la famiglia (che forse sarebbe stato più saggio e più opportuno mantenere al riparo dalle asprezze del confronto politico).

Signor Sindaco,
sono trascorsi più di quattro mesi dalla sua elezione, i mesi in cui l’entusiasmo e la voglia di fare suggeriscono iniziative ed attività che definiscono e caratterizzano un mandato amministrativo.
Non se l’abbia a male. Non è successo nulla.
Ho atteso, in molti abbiamo atteso, che venisse qualche utile segnale dalle sue dichiarazioni programmatiche. Che tristezza. Abbiamo solo partecipato, nel consiglio comunale del 17 settembre, alla celebrazione di un rito sciatto e stanco, senza passione, senza nessuno slancio ideale, schiacciato tra alcune cerimonie pubbliche (una di anziani proprio nel cortile del palazzo Civico, ed una nella piazzetta San Sabino, a Capolatorre), ed il concerto serale della festività patronale. Un obbligo da assolvere in fretta, una medicina amara da inghiottire con una smorfia…ma di questo parleremo ancora. Pensa davvero di poter amministrare con improvvisi scarti d’umore, fughe, ritorni, piccole ritorsioni, mediocrità e prove di forza, schiacciato dalle responsabilità, tirato per la giacchetta da collaboratori rancorosi e ‘condannato’ ad essere tutto (consigliere provinciale, sindaco, leader politico e chissà che altro) e…niente. Un salvatore della patria…a tempo pieno e a tempo…perso, tristemente ignoto alle Istorie per un intervento memorabile, un provvedimento, un’idea…, e forse proprio per questo buono per tutte le ‘battaglie’ e per tutte le stagioni.
Che ne è dell’acquisto di Palazzo Caracciolo che il ticket De Simone-Rega aveva strombazzato sulla stampa, alle spalle dell’utile e ignaro Laurenzano? quando vedremo la palestra del Liceo Scientifico? Come vede non parlo di quello che oggi confusamente annuncia, ma di quello che avrebbe dovuto sapere e non sapeva, che avrebbe dovuto fare e non ha fatto.
Aspettiamo pazienti di conoscere l’assetto definitivo della sua giunta, mentre il Consiglio Comunale, che dovrebbe essere il luogo del libero confronto democratico e del rigore, si consuma tra mortificanti strappi istituzionali e gratuite scorrettezze. Questioni formali? Può darsi, ma senza ‘regole’ c’è il caos e l’arbitrio. E lei, signor Sindaco, che ha la responsabilità e l’onore della guida della nostra Città, deve essere il garante della legalità nel civico consesso. Nella solitaria seduta di consiglio comunale del 26 settembre, “per larghi tratti il numero dei consiglieri necessari a garantire la legalità dei lavori era fortemente deficitario (ad un certo punto se ne sono contati sette…)”, così ha scritto “Il Sabato” del 29 settembre 2007 (Caos in aula…, p.9). A chi compete la verifica del numero legale? Tutti distratti? Nessuno ha visto? O l’assenza della opposizione autorizza, eventualmente, qualche disinvoltura? Ecco, è su questo che si fa sempre più urgente un intervento del Prefetto: ho chiesto, pubblicamente in Consiglio Comunale, che la segreteria gli inviasse i verbali delle sedute e le trascrizioni degli interventi. è stato fatto?
Ma non è solo questo che mi preoccupa.
Signor Sindaco, per oscure ed imperscrutabili alchimie, che potrebbero già deflagare…dopo il Piddì, ha nominato una giunta debole ed inesperta e quel che è peggio, allegramente inconsapevole della sua fragilità. Una giunta di ‘continuità‘ che è franata su due settori strategici come il bilancio e l’urbanistica. Quando, in cerca di novità ed esecutore di qualche piccola vendetta, invece di soluzioni efficaci e coerenti, si è dovuto accontentare di pallide “pezze a colore”. Quale contributo si aspetta, in materia di bilancio, dal vicesindaco Landi (a proposito non era lui il delegato alla Protezione Civile, settore che il volenteroso Maurizio De Vinco, oggi scopre “all’anno zero”?); e -dica- ha letto l’intervista del consigliere Tuccia? Le sue dichiarazioni…. la lasciano tranquillo?
E ancora, qualcuno ha riletto la sua relazione programmatica prima che fosse resa in Consiglio? E qualcun altro, della vecchia e della nuova giunta, ha consultato gli allegati ‘storici’ che accompagnano il “piano colore”, prima della approvazione definitiva in aula? Quante disinvolte approssimazioni e quante gustose amenità! è questo, signor Sindaco, in tutta franchezza, ad essere simpaticamente “plateale”, prima di diventare malinconicamente ridicolo. Come la curiosa vicenda di via Roma.
Che cosa è cambiato, da qualche mese a questa parte, oltre all’assessore Aquino? Quando, e da chi, è stata graziosamente concessa la parziale ‘riabilitazione’ politica ed amministrativa al consigliere Tuccia? La richiesta di un privato cittadino era legittima? e allora perchè due anni di ostacoli, rinvii, processi politici e …processioni? (Lo chieda ai suoi assessori di… ieri e di oggi).E se non lo era, a quale miracolosa circostanza, o a quale ‘santo’, si deve il… miracolo. Ed ora a che punto siamo? Punto e a capo?
Signor Sindaco, ho evitato per alcuni mesi di rilasciare dichiarazioni ‘a freddo’ e ‘a caldo’, perchè chi ha vinto, ha vinto, e deve amministrare, ma non si illuda di avere, nell’aula consiliare e tra i cittadini, una opposizione fiacca e inerte. Il richiamo al rispetto delle regole e il confronto anche aspro delle opinioni è una garanzia di libertà e di democrazia e garantisce (prima o poi se ne dovrà rendere conto anche lei) la linearità e la correttezza della sua azione amministrativa, pericolosamente sbilanciata verso una deriva autocratica e podestarile. E, per amor di Dio, prenda finalmente coscienza del ruolo al quale i cittadini di Atripalda l’hanno chiamata, un ruolo che non può essere svilito da mediocri rancori e consigli ‘fraudolenti’.

Eco-balle al centro

La gestione imprudente e dilettantesca della storia infinita di via Roma, che si incrocia alla emergenza della monnezza (in sostanziale continuità tra vecchio e nuovo centrosinistra) impone una seria e puntuale riflessione nel merito della controversa vicenda.
Dunque…un imprenditore, irpino, acquista ad un’asta fallimentare un immobile (ex Siderderivati, in via Roma): non è il primo, pare. Ritiene sulla base del vigente Prg di avere legittimo diritto al risanamento dell’area industriale dismessa, realizzando un certo numero di alloggi. Contatta gli uffici e dopo qualche tempo protocolla un progetto. Un percorso lineare? Macchè… non l’avesse mai fatto. Si addensa prima una fitta nuvolaglia e poi si scatena… il diluvio.
Ai dissensi espliciti, pochi, si aggiungono mal di pancia e sensi di colpa. Si inaugura il risaputo repertorio dei ‘tavoli tecnici’ e degli incontri ‘informativi’, dei silenzi imbarazzati e…dei mormorii sommessi. Fino all’epilogo di tormentate delibere di giunta, in un clima sempre più torbido e avvelenato, di autorevoli pareri legali, ipotesi di arbitrato, accordi…già fatti, forse, un po’ e un po’, in un girone infernale di rinvii e di attese, di acque limacciose e di veri e propri pastrocchi.
Non si capisce più chi è assolutamente contrario e chi è, altrettanto assolutamente, a favore, si dice e non si dice (tutti attenti a non passare per ‘affaristi’ o ‘speculatori’ o, peggio ancora, ‘conniventi’…non si sa mai). Posizioni ideologiche e puntigliose relazioni tecniche lacerano la già fragile trama della giunta Rega e delle forze politiche che la sostengono (in particolare gli scontri più accaniti si consumano in casa diessina: Aquino contro Tuccia, Aquino contro Landi, Landi… contro tutti, affollate assemblee; più carsico e sommerso il dibattito altrove, anche nella Margherita, ma non meno incerto ed ‘inquieto’. Mi scuso se parlo ancora della preistoria politica, di quando la Margherita era ancora un…fiore, il Ds un partito ancora geloso della sua storia ideologica, seppure pericolosamente in bilico tra l’apertura al ‘privato’ e l’arcigna tutela di un presunto interesse pubblico; e i socialdemocratici…ancora socialdemocratici, e le opposizioni…ancora opposizioni: insomma prima del bradisismo che ha rimescolato le carte della politica cittadina (e che -a quanto pare- è tuttora in atto).
Già, la politica! Ma che c’entra la politica con questa storia?
Un cittadino (magari un imprenditore) o è titolare di un diritto, o non lo è. Le amministrazioni Rega prima e Laurenzano poi, sulla base di pareri dell’Utc, hanno riconosciuto tale diritto, ritenendosi competenti ad esprimersi in Giunta; l’Amm.ne Provinciale, attraverso i suoi uffici, ha respinto i progetti (ma il suo parere non è vincolante). E allora? Che cos’è questa sconveniente melina, questo estenuante surplace? Se la giunta è convinta di avere ragione dia il placet, senza ricorrere a mezzucci e a mediocri rimpalli di… carta. Chiuda, finalmente, questa incredibile storia, assumendosi le responsabilità (ed eventualmente i meriti) della scelta, quale che sia. Se, invece, non se la sente, venga in Consiglio Comunale (senza farsi convocare da un quinto dei consiglieri), senza nascondersi dietro un puerile gioco delle parti, affidando al sempre più malinconico Tomasetti il compito ingrato di prestare la sua faccia (ben allenata, per la verità) a rovinose ‘brutte figure’, le chiami pure “questioni pregiudiziali”.
Tuttora sindaco Laurenzano, se ritenuto ‘inammissibile’ un punto -ancorchè richiesto attraverso il quinto dei consiglieri- non va posto all’ordine del giorno: chi lo fa, poi è moralmente impegnato a discuterlo, non a rifugiarsi, pavidamente, nella fuga.
In CC si confronti senza maramaldeggiare e senza fare la faccia cattiva: si convinca e ci convinca che la strada fin qui seguita è utile e legittima. Oppure affidi al Consiglio una proposta di variante urbanistica. Ha i numeri, sulla carta, per approvare tutto ciò che vuole (anche le banalità, come quella di una inutile delega alla Giunta sulla costosissima, ma tanto alla moda, raccolta porta a porta…l’ultima trovata del suo Cosmari…). Se non ce l’ha…i numeri, lo dica, con umiltà e franchezza…vedremo che si può fare, senza inciuci e alla luce del sole.
E se, tra un mal di pancia e l’altro, si riaffacciasse la tesi che la questione di via Roma va risolta attraverso l’adozione di un nuovo strumento urbanistico?
Una nuova sigla fa capolino nel lessico politico cittadino, non già Pua, simpaticamente allusiva del pantano in cui è finita la giunta…, ma quella più gagliarda e iussiva… Puc.
Al Puc, al Puc … sarà prevedibilmente lo strillo dei prossimi mesi. Era stato Aquino, tre anni fa, a suonare la tromba, e non se ne era fatto nulla, lo aveva riproposto qualche tempo dopo Tuccia, un po’ a dispetto (per smarcarsi dall’angolo nel quale il suo partito lo aveva cacciato, accusandolo di chissà quali inconfessabili colpe) e nulla accadde, oggi la cosa ritorna prepotentemente di attualità.
Sarebbe questa la soluzione per risolvere la storia infinita di via Roma (e magari altre storie acquattate più o meno nell’ombra)? Va bene tutto, purchè sia a tutti chiaro che per realizzare il Piano Urbanistico Comunale (il Puc, appunto) sono necessari circa 200.000 euro (che non ci sono) ed almeno (ad essere ottimisti) due, forse tre anni. Nel confronto a distanza De Simone-Laurenzano è stato chiaro, da subito, che non c’è partita. Sindaco e giunta non hanno nè la forza nè l’autorevolezza politica per interloquire con l’Alberta (come dimostrano i finanziamenti promessi e mai concessi per l’acquisto di Palazzo Caracciolo, la palestra del Liceo Scientifico, rabberciata alla bell’e meglio, con fondi residuali, la vicenda stessa di via Roma). Nell’ultimo braccio di ferro che aveva già visto la Rega…rincorrere i fantasmi, De Simone conduce la partita con Laurenzano per due ‘pareri’ a zero.
Abbia il coraggio, il tuttora sindaco di Atripalda, almeno di entrare in campo. Prima che un arbitro decreti la sconfitta a tavolino e ordini, per giunta inappellabilmente, che quella partita è finita e ne comincia un’altra. Nuovo fischio d’inizio ed eco- balle al…centro.
E non gli sembri stravagante la disponibilità dei capannoni dell’ex Sidervati, come provvisorio sito di stoccaggio.
Vedrà con quanta serietà ed interesse la valuteranno il Cosmari, l’Amm.ne Provinciale, il sindaco di Avellino, gli esperti e tutti gli opinionisti ed i politologi.
Si può fare. Yes, we can, …a patto, sia detto senza equivoci, che Laurenzano e compagni vigilino personalmente, e con ogni diligenza, sulle ecoballe di monnezza.

Paestum …

Si conclude il 18 novembre a Paestum la “Borsa Mediterranea del Turismo archeologico”. Quattro intensissimi giorni di approfondimenti e di dibattiti che hanno disegnano le strategie di investimento e di promozione dei siti archeologici della Campania, nel prossimo futuro.
Archeologi, economisti, operatori turistici, responsabili politici ai massimi livelli, hanno dibattuto, sulle prospettive del turismo archeologico in un contesto straordinario e difficile, di vistosi contrasti, tra le luci (della ricchissima offerta costiera e dell’immediato entroterra partenopeo, fino a Nola), e di Benevento (che assiste ad un brillante rilancio, anche per la vivacità e la qualità del suo giovane ateneo) e delle ombre di una poco conosciuta e scarsamente valorizzata ‘periferia’. Per esempio venerdì si è discusso di “opportunità e criticità del turismo archeologico”; sabato il Touring Club ha valutato la qualità dell’offerta turistica in Italia (e sarebbe stato utile segnalare, in un contesto qualificato, le numerose e fuorvianti informazioni fornite dalla Guida Touring sulla nostra Città); oggi si parlerà di “Beni culturali e riforma delle professioni”: e questi citati sono solo alcuni tra gli innumerevoli appuntamenti promossi. I comuni della valle del Sabato (San Michele di Serino, Serino, Aiello del Sabato, Santo Stefano del Sole, Santa Lucia di Serino, Cesinali) vi hanno partecipato con un proprio stand: Atripalda, almeno nelle sue massime e rappresentative espressioni pubbliche, invece no. Non è mancata, in verità, a Paestum una presenza della benemerita Associazione Pro Loco, con un poster, ospitato presso lo stand dell’Unpli (e va reso pubblico onore al merito del presidente Cucciniello e dei giovani impegnati nel servizio civile). Ma si tratta di poco più che una testimonianza. Forse l’amministrazione Laurenzano e compagni, impegnata -speriamo utilmente- sul fronte dei…rifiuti, non sa (o non ha tempo per queste cose). Una ulteriore conferma (ove mai ce ne fosse bisogno) di una insufficienza conclamata, per la quale la disinvolta inconsistenza politico-amministrativa di sindaco e giunta, finisce per suscitare persino qualche inconfessabile senso di colpa, in chi si vede costretto a ‘sparare sulla Croce Rossa’.
Come e dove pensano, Laurenzano e compagni, di promuovere il turismo ad Atripalda, forse in uno svagato, magari annuale, convegno sul turismo scolastico? Qual è il contributo della civica amministrazione ai contenuti ed alle strategie della scelta (meritoria) della nostra Città come polo del turismo scolastico, o Atripalda si limita ad offrire, a gratìs, solo un contenitore ed una marginale ed ininfluente ospitalità alle ambizioni onnivore di Bimed, una ‘associazione’ che andrebbe più attentamente ‘monitorata’ nella univocità delle sue sponsorizzazioni politiche?
Non c’è una parola nelle dichiarazioni programmatiche: in quel testo, assemblato con disinvolta sciatteria, il turismo scolastico e raccontato così: “Obiettivo di questa amministrazione è, infine, quello di favorire i viaggi culturali, quelle bellissime gite scolastiche, che incomprensibilmente, da qualche anno a questa parte, nelle nostre scuole cittadine sembrano essere cessate”. Era a questo che pensava l’assessore Foschi, quando con ingenua supponenza dichiarava alla stampa “Ho inserito il turismo scolastico anche all’interno delle linee programmatiche, come punto principale e qualificante (Il “Corriere”, 1 novembre 2007, p.11)? O era lo scambio di classi, diffusamente ‘raccontato’ poco più avanti, ma di esclusiva competenza degli Organi collegiali delle scuole? Che ne pensa il dr. Laurenzano? magari potrebbe egli stesso chiederne ragione proprio alla professoressa Noce, assessore alla Istruzione nel quinquennio appena trascorso (e che molti già si vedono costretti a rimpiangere, almeno per la signorilità e lo ‘stile’ del sindaco Rega). Come pensa il dr. Laurenzano di poter concretizzare le generiche e pretenziose (e scorrette…) verbosità della Premessa alle cosiddette “linee programmatiche di mandato”? Per esempio, deve proprio confondere l’antico tracciato della via Appia -che non toccava Abellinum-, con il nuovo che atttraversa Atripalda? E ancora, attraverso quali iniziative e quali risorse, pensa che Atripalda “debba diventare un modello di qualità sociale e ambientale, di sviluppo turistico, di servizi di alto livello ai cittadini.”? Siamo alle enunciazioni vuote, all’inconsistente bla bla di un’amministrazione che, già stremata dalla fatica, si lascia travolgere dalle sue stesse parole.