Forse l’unica novità (a parte un dottormedico insolitamente tonico) è stato il nipote Federico (Preziosi, assente peraltro), al quale ha prestato la voce la cugina Elena (Iannaccone). Messa così potrebbe quasi sembrare una storia di famiglia (un tantino numerosa…). Ma devo dire che così è stato solo in parte… se persino l’ignaro (ignaro?) militante di lungo corso Raffaele Beatrice ha pubblicamente apprezzato quell’intervento, per quanto indirizzato, con feroci ironie, anche alla gentile consorte Alberta. Ma, insomma, per quanto non toccherebbe a me dirlo, fatta la tara di qualche sfiato di trombone, il dibattito c’è stato, aspro e talvolta prevedibile, come era lecito attendersi, ma vivo ed autentico. Ed alla fine (nonostante qualche residuale tatticismo, di chi forse ancora non ha deciso fino in fondo da che parte stare) nessuno può avere più dubbi su com’è e com’è stato plasticamente Laurenzano (e cioè un bizzoso ed umorale opportunista,doubleface…). Ma dopo la narrazione di Tomasetti si rappresentano plasticamente anche le irrequiete anime piedìne… di lotta, di governo e di…sottogoverno. Non è ancora chiaro dove approderanno sezione da una parte e sedicente gruppo consiliare dall’altra, in attesa che qualcuno ad Avellino o a Roma si decida a distribuire torti e ragioni, come chiedono sia Alvino che Tomasetti. Ma la loro testimonianza -a tratti sofferta (mentre Beatrice si attarda e deraglia su una ‘questione morale’ che onestamente non c’è ed, ignaro (ignaro?), ignora certe ben più corpose interferenze)- manifesta angustie e tormenti di un partito che è un po’ vittima e un po’ è carnefice. Un partito che, tuttavia, non pare preoccupato, in mezzo al guado di un feroce scontro politico, di mettere in pubblico rancori ed ambiguità, consegnandosi ai potenziali interlocutori (è ancora presto per parlare di alleati…) in una condizione di oggettiva debolezza.
Una scelta coraggiosa, e perfino temeraria che, a prescindere dalla grave responsabilità politica di aver consapevolmente abbandonato la città per quattro anni e mezzo, al degrado delle dimostrate turbolenze umorali e delle derive podestarili di Laurenzano, merita senz’altro rispetto.
Professò, ma voi che fate?
L’assemblea pubblica indetta dal PD ha avuto il merito di far conoscere le ragioni che hanno portato alle dimissioni dei consiglieri e assessori PD, e la folta ed eterogenea presenza di pubblico ha testimoniato dell’interesse dei cittadini per le pubbliche questioni. È apparso chiaro a tutti che, pur trattandosi di un’iniziativa ufficiale del PD con la presenza del vicesegretario provinciale, una parte del partito ha volutamente disertato l’iniziativa. La parte assente comprende: il cons. provinciale De Simone, il sindaco, gli assessori e i consiglieri surrogati che si richiamano al PD. Ciò rende auspicabile che quanto prima vi sia un’altra assemblea per dare ai cittadini la possibilità di ascoltare e capire le ragioni di questo gruppo. Nel corso dell’assemblea l’unico intervento discordante è stato quello del marito del consigliere provinciale De Simone. Pur non parteggiando per nessuna delle parti in causa, quanto detto da R. Beatrice si presta a interessanti considerazioni. Beatrice ha ribadito quanto già dichiarato dalla moglie: ovvero che le dimissioni sono state un errore, che il sindaco andava aiutato perché “forse non è stato un sindaco eccellente”. Sono opinioni legittime, anche se qualche dubbio, visto che si ribadisce il concetto d’incapacità del sindaco appare consentito, perché potrebbe trattarsi di una posizione non certamente disinteressata. Una caduta di stile vi è stata quando nell’intervento è stata ribadita l’accusa, al suo segretario, di un conflitto d’interesse avendo “chiesto i soldi come architetto al comune”. Più che il fatto in sé (si tratta di una prestazione professionale) è il tono moralizzatore che lascia perplessi. Prima del suo intervento vi era stato quello del capogruppo PD in cui era stata ripercorsa tutta la vicenda con accuse molto pesanti, che certamente non assolvono Tomasetti avendone politicamente tollerati i fatti denunciati; “…senza la tessera del PD forse conterò di più e mi daranno anche qualche incarico…” è evidente il riferimento a nomine in consigli d’amministrazione, a spartizioni d’incarichi, a pseudo assunzioni collaborative, a conferimenti di consulenze, ecc. ecc.. Se si vogliono dare lezioni di moralità bisogna essere coerenti, bisogna citare e denunciare tutti i fatti di cui si è a conoscenza, bisogna anche saper denunciare privilegi che, pur legittimi, appaiono odiosi agli occhi dei “miserabili” nell’accezione di: miseri, poveri. Perché a questo punto, alla stessa stregua si potrebbe chiedere al signor Beatrice se lui ha mai rinunciato ai benefit previsti per i familiari dei parlamentari. Se così non fosse, quell’intervento, con tutto il rispetto, ha le caratteristiche di un intervento da “principe consorte” con l’obiettivo futuro del “discorso della corona”.