Ricordo di un amico buono

 

Improvvisa e lacerante mi giunge la notizia della tragica e inspiegabile morte di Pasquale Guanci. Caro, dolcissimo, fraterno amico. Mite, introverso, riservato, buono, leale, fino al sacrificio. Si celava dietro una corazza di timidezza e di rigore, di serietà e di abnegazione, chiuso in una sorta di bolla di solitudine, anche in ufficio e tra la gente. Non era mai sopra le righe, Pasquale, mai -che io sappia- un gesto scomposto, una parola urlata, una rivendicazione per sè. Era rigoroso, serio, poco incline ai compromessi, e perciò viveva con trepidazione i suoi impegni e forse qualche volta  ne sentiva il peso.
La nostrà Città dovrà ricordarlo per la spontanea attenzione verso i più deboli, per la sua fede silenziosa, per le opere di solidarietà, sublimate in una vita spesa nella Confraternita del Carmine, prima al fianco del maestro Carmelo De Pasquale e poi come priore. Devo alla sua disponibilità, per esempio, uno studio sulla vita della Confraternita e ricordo la sua gioia (e quella di padre Giulio Palmarozza) di fronte ad alcune non previste scoperte. Meticoloso fino alla fine, aveva lasciato la scrivania in ordine. Addio, povero, caro amico, schiacciato dal male di vivere.

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