Sabino Tomasetti

 

Sono già dieci anni che Sabino (Atripalda 1930-2000) non c’è più. E che nessuno lo abbia ricordato, non è un bene per la memoria pubblica della nostra Città .

Impiegato al bancolotto, fu autodidatta di vasti e tumultuosi interessi culturali (fu bibliofilo, raccoglitore di documenti e testimonianze, collezionista e cultore di patrie memorie) e politici (nel partito socialista di Sabino Narciso).

Mi raccontava di un’infanzia difficile di disagi e povertà e di un caparbio ed ostinato esercizio per migliorarsi, studiare, procurandosi eroiche occasioni di lettura, persino dai giornali adoperati per incartare il pesce.

Orgoglioso della sua famiglia, insolitamente numerosa, Sabino Tomasetti riversava il frutto della sua appassionata e certosina  ricerca, talvolta anche un po’ alla rinfusa, in volumi che lo consacravano come ‘storico’ della nostra Città.

Entusiasta fondatore del Centro di Studi Storici (con Vittorio Solimene, padre Pasquale Caporale, Galante Colucci e, tra gli altri, anche con me) ha lasciato un patrimonio, difficilmente quantificabile, di documenti e volumi. So che la figlia Concetta ne sta curando la catalogazione e lo studio, muovendosi con più accurati strumenti ermeneutici, lungo il percorso tracciato dal padre. E rinnovo l’invito e l’auspicio (che mi permetto di rivolgere, per tutti, a Concetta ed a  Pasquale) che si promuovano iniziative ed occasioni per ricordare Sabino come merita, soprattutto per l’amore autentico e straordinario che portò alla sua ed alla nostra comunità. In memoria.

6 thoughts on “Sabino Tomasetti

  1. Egregio Prof
    leggo con sempre più vivo interesse i suoi interventi che scanditi da una sottile ironia tracciano un quadro sempre più sconfortante della nostra Atripalda. Ma è mai possibile che a tutto questo non si possa in alcun modo rimediare, è mai possibile che la gente sia così intontita da non accorgersi che è in atto un grande imbroglio, che Sindaco e compagni bella stanno portando questo sfortunato paese alla disfatta più totale?
    Mi si lacera il fegato a vedere un tale scempio, a vedere la politica mortificata da tanta inettitudine…..e poi quel De Luca: ma da quale cilindro è stato estratto?
    Le anticipo che non lo voterò, assolutamente, me ne starò a casa per la prima volta senza nemmeno fare lo sforzo di spiegare i motivi politici del mio rifiuto…..a chi dovrei spiegarlo poi, agli assessori rossi che prima ci invitano a stare uniti e poi si fanno i loro bei progettini col PD, sempre da sostenere e consolare anche di fronte all indifendibile.
    Da qualsiasi parte la si guardi, la situazione non è buona….forse dovremmo fare come consiglia il buon Celentano: dormire……
    perdoni lo sfogo ma l amarezza è tanta
    cordiali saluti
    Luca Criscuoli

  2. Ho avuto modo di conoscerlo e di apprezzarlo il prof. Sabino. Mi aprì il suo archivio ma prima ancora la sua casa nel 1998. Davvero aveva una incredibile passione per la nostra città. Molto legato alle tradizioni ed alla famiglia. Mi consentì di portare avanti un bel lavoro di cui ne hanno tratto benefici e vantaggi i posteri.
    E’ veramente un peccato che ne nessuno se ne sia ricordato ed io compreso…. ma in modo particolare l’Amministrazione.
    Al caro Pasquale ed alla sorella è affidato il desiderio di tanti. Cioè che tutti i suoi studi e le sue raccolte diventino presto patrimonio della città.
    Mi piacerebbe che fossero tutte riunite in una stanza al piano terra del Municipio e, questa, con ovvia denominazione "Sala Sabino Tomasetti".
    Grazie a te Lello per avermi ricordato di aver conosciuto anch’io un uomo buono e disponibile oltre che legato alla nostra terra.

  3. Egr. prof.,
    quella di Sabino Tomasetti sarà stata anche una ricerca "alla rinfusa", ma resta un esempio alto di come un autodidatta animato dal fervore della conoscenza abbia donato, con sacrificio e senza interessi personali, alla propria città studi e ricerche importanti per risalire alle proprie origini. I lavori "Castello e stemma civico di Atripalda" e "Monete erotiche di Abellinum" ne sono testimonianza. Resta il rammarico e la tristezza perché, durante i lavori della Commissione per la Toponomastica – composta in parte anche da persone che pensavano solo a come ricordare i propri antenati -, Lei e uno dei suoi migliori ‘amici’, il prof. Galante Colucci, vi siete opposti a chi aveva proposto di intitolargli uno stanzino della Biblioteca Comunale per ricordarlo ai posteri. Da quello che Lei ha scritto traspare un tardivo ripensamento (lo voglio credere); si facciano avanti anche gli altri perchè potrebbe essere, anche se postumo, un primo modo per ricordarlo degnamente.

  4. Con i pochi mezzi allora disponibili, deste vita con Galante Colucci, Giosuè Spina, Saverio Mauriello, Antonio Porcelli, Pino Cantelmo, Anna Melillo e chiedo scusa se ho dimenticato qualche nome al film "Atripalda Arte e Storia" che fu presentato nel salone del Consorzio Agrario e ancora, dai microfoni di Radio Partenio Atripalda il venerdì pomeriggio se non erro, andavano in onda le voci di mio padre insieme a quella di Sabino, una bella foto, pubblicata su un numero del Ponte dell’epoca (inizio anni ’80) li ritrae di profilo insieme mentre trasmettevano notizie di storia locale.
    Uomini Semplici.
    Grazie Lello per essere uno dei pochi, anzi, l’unico a ricordare anche gli Uomini Semplici, senza titoli ed onorificenze che Atripalda ci ha dato.

  5. Avevo  6 anni quando ho conosciuto Sabino, erano glia anni subito dopo il terremoto e caro Prof. ho conosciuto una persona davvero speciale ardente di passione soprattutto nel collezionismo. Rimasi stupito da tutti gli oggetti che conservava a casa e mi stupivo sempre quando con mio padre andavamo a trovarlo. Da lui ho appreso la passione per le immaginette sacre, la prima mi fu regalata da lui stesso e che conservo gelosamente come suo ricordo.
    Amava Atripalda in maniera speciale ne aveva studiato la storia ed la sua vita deve essere per tutti quelli che lo hanno conosciuto un esempio.
    Grazie Sabino di aver insegnato a quel bambino oggi uomo valori come la passione e l’umilta’ sei stato e resterai sempre nel mio cuore.
    Lello Labate.

  6. Sento  di dover ringraziare tutti i commentatori (chi più e chi meno meno ‘anonimo’) per le loro testimonianze. Vedo con piacere che la memoria di Sabino Tomasetti (che volle che curassi l’editing di un altro suo volume sulla Chiesa ed il Convento di San Giovanni Battista) è tuttora viva tra la gente: e questo davvero mi conforta.
    A Luca Criscuoli non posso che augurare, pur nel condivisibile sconforto dell’oggi, di ritrovare presto energia e voglia per ‘combattere’. Sto imparando a conoscerlo (pur nella nota diversità delle opzioni politiche) come un giovane colto ed attento, della cui passione civile non credo che Atripalda potrà fare a meno. Resista.
    Al post 3 devo qualche precisazione sui lavori della commissione toponomastica, muovendo da una premessa. Ricordare un amico (e tale fu per me Sabino Tomasetti, sentimento -ne sono sicuro- ricambiato, a prescindere dalle diverse opinioni, in ordine ad alcuni  punti ‘controversi’ della storia cittadina) non mi pare che implichi di necessità la intitolazione di una strada (e tantomeno -mi perdoni- di uno ‘stanzino’ nella biblioteca Comunale, o altrove). D’altra parte la Commissione aveva adottato quasi all’unanimità -mi pare- il criterio restrittivo di esaminare solo intitolazioni trascorsi venticinque anni dalla morte. E questo aveva escluso, per esempio, Angelo Mastroberardino (uno dei veri artefici della promozione dei vini irpini nel mondo e che non è l’Angiolo -del quale si conserva assai più sbiadita memoria, ancorché altrattanto meritevole- al quale poi la Giunta Laurenzano, d’imperio, ha intitolato un tratto di via Circumvallazione),  Vittorio Solimene, il generale dei carabinieri Giulio Di Feo e numerose altri. Così come erano stati esclusi in quella sede (e se ne volle costruire ad arte anche una questioncella ‘politica’) Vittorio de Caprariis e Nicola Adamo, ritenendo sufficiente (a ragione o a torto non sta a me dire) che potesse bastare l’intitolazione di due importanti scuole cittadine, anche per evitare sovrapposizioni ed esagerazioni (come nel caso di Leopoldo Cassese, al quale risulta tuttora intitolata una strada ed una piazza, oltre alla civica biblioteca). Anche questo criterio evidentemente opinabile, per quanto ‘ragionevole’, è stato successivamente -come saprà- disatteso dalla Giunta. Converrà con me che la toponomastica è materia piuttosto insidiosa, in genere da maneggiare con serenità, competenza e soprattutto…misura.

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