Lettere di rabbia e d’amore…

 

Alcune lettere e un intervento di Biagio Venezia sugli ultimi numeri del settimanale “Il Sabato” aprono un interessante dibattito al quale mi permetto di aggiungere qualche postilla.

Partirei dalla ‘percezione’ che hanno della stessa Città, Atripalda, patria comune, di nascita o di adozione, due gentili ‘migranti’. La prima, da Atripalda (dove è nata all’incirca 40 anni fa) si è trasferita in una città opulenta dell’Emilia Romagna, la seconda (assai più giovane?), nata in una bella città sul mare, da una quindicina d’anni vive ad Atripalda.

Due interventi, contrapposti, a tratti aspri, ma complementari e specularmente ‘veri’, che trasudano –nonostante tutto- amore per la nostra Città: il primo, scritto con la rabbia di chi ha ‘dovuto’ lasciarla, la seconda con lo slancio passionale di chi vi è stata ‘accolta’. Certo che è bella Atripalda, e lo è grazie a tutti gli atripaldesi di ieri e di oggi. Ma può essere più bella, più vivibile, più ordinata e ciascuno di noi può e deve, anche solo con una parola (che può suonare dura) o con un sorriso, contribuire a renderla –sia pure di poco- migliore.

E vengo al secondo confronto epistolare, tra Enzo Angiuoni e Franco Rotondi. Ho la fortuna di conoscere entrambi e sono certo che alcune parole sono andate assai oltre il ‘pensiero’. E’ difficile elaborare una percezione ‘condivisa’ della memoria, anche con quelli che ci vivono accanto, perché si vive gomito a gomito, nella stessa classe, e si ascolta lo stesso maestro (Borrelli, che è stato anche il mio), si guardano le stesse cose, ma con altri occhi ed altro sentire. E ognuno costruisce la propria ‘storia’ ed ‘elabora’ il proprio vissuto. Spero che vi incontriate presto, cari Enzo e Franco, oggi come ieri… il corsaro, brillantemente laureato dalla vita e cocchiciello, meno esuberante ed estroverso, ma ardente di mille passioni: due uomini maturi, che conservano, dopo cinquant’anni, la freschezza, la passione e la ruvida innocenza di allora.

I miei complimenti  a Biagio, che ci dona sempre pagine accattivanti di memoria pubblica. Sai, Biagio, che partecipai anch’io, insieme a qualche altro ‘giovane’ di allora, Fernando Amoroso, alla ‘scelta’ (almeno ci illudemmo che fosse  così) di Nino Taranto  e di Roberto Murolo? Quella volta ad Atripalda, in onore di San Sabino, andò in scena la grande storia dello spettacolo partenopeo. Con Nino Taranto riuscimmo a scambiare anche qualche parola sulla Pro Loco, prima dello spettacolo…che emozione!

Altri tempi ed altri miti…né peggiori né migliori di quelli di oggi…

Ed ora una considerazione conclusiva. Questi interventi hanno lanciato un ponte ideale tra le generazioni e attraverso  il tempo (che passa inesorabilmente, ma che tutti continuiamo a percepire come immobile, eterno)…

Di questo dobbiamo essere grati a Gianluca Roccasecca.

Un pensiero su “Lettere di rabbia e d’amore…

  1. Secondo me, questa volta, Lello ha fatto centro! Tutto condiviso: dall’importante funzione ( e la svolge molto bene) che l’amico Roccasecca ha, con il suo giornale, per l’intera collettività , alla interpretazione dei veri motivi alla base delle schermaglie epistolari fra atripaldesi che voglioni bene alla loro città e ne vorrebbero essere gli interpreti ( e depositari di ricordi) esclusivi, alla definizione delle belle “pagine accattivanti di memoria pubblica” di Biagio Venezia.

    E’ a Venezia che voglio dedicare un grazie particolare : mi ha fatto rivivere momenti magici, irripetibili, con una prosa semplice ed asciutta, piena di umanità e di sentimenti. Bravissimo!

    Perchè di quella stupenda pagina, non facciamo un opuscoletto da distribuire ogni anno in occasione della festività di San Sabino? Lo dico anzitutto a Gianluca, che certamente è in grado di migliorare e valorizzare questo mio spunto, spero condiviso, lo dico allo stesso Lello La Sala e lo dico al mio carissimo amico Enzo Angiuoni, ben conoscendo la sua grande aspirazione di trasmettere alle giovani generazioni il fascino e la bellezza di un’Atripalda che non c’è più. Carmine Cioppa

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